CAPITOLO II

ideazione Francesco Collavino
con Maren Fidje Bjørneseth, Gemma Carbone, Francesco Collavino, Riccardo Lanzarone
testo Gemma Carbone
coreografia Francesco Collavino
sound design Alessandro AGA Agazzi
light design Daniela Bestetti
produzione Ba.Bau.Corp.
con il sostegno di Compagnia Arearea

Questo lavoro si sviluppa all’interno di una condizione claustrofobica, offrendo al pubblico la contemplazione di una situazione innaturale e onirica, ma al tempo stesso profondamente familiare.

La ricerca non mira a trovare una soluzione o una spiegazione, ma a rendere visibile ciò che significa la paura oggi, qui.

Questa consapevolezza trascende ogni “giusto” comportamento, ogni “giusta” reazione e ogni possibile interpretazione. Il lavoro si concentra sull’atto dell’esperire, sia che l’azione avvenga fuori o dentro di noi. Si concentra sull’atto del contemplare.

La claustrofobia diventa una condizione necessaria per rendere evidente il confine, la quarta parete. I muri si manifestano, delimitano lo spazio e rendono percepibile il limite. Non si tratta di oltrepassarlo, ma di sostare in prossimità di esso, di misurarsi con la sua presenza.

All’interno dello spazio performativo il processo naturale subisce una sospensione. I corpi abitano una condizione di stasi e di allerta, come se il tempo fosse trattenuto insieme al respiro. La mosca non asseconda il cambiamento di stato, non interviene alcun processo di disfacimento dei corpi. Il ciclo naturale rimane interrotto e la trasformazione non giunge a compimento. La vita e la sua dissoluzione coesistono in una condizione di limbo, come in un’immagine trattenuta oltre il proprio tempo.