di e con Francesco Collavino
musica e sound designer Andrea Gianessi
artistic advisor Alessia Prati
foto panorama Stella De Dominici
testo Francesco Collavino
produzione Ba.Bau.Corp.
produzione primo studio (the idea of you)
Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
in collaborazione con Fisiko! Festival
My Idea of You è uno studio sull’esposizione.
Non sull’atto di mostrare, ma sulle condizioni che rendono possibile l’apparizione di un’immagine.
Come una ferita, le immagini si aprono e si richiudono. Emergono per un istante, si lasciano attraversare dal corpo e tornano a scomparire. La ricerca indaga quel momento fragile che precede la stabilizzazione dello sguardo: l’istante in cui qualcosa appare senza essere ancora definito.
Lo spazio scenico diviene così un panorama interiore in cui le figure non si fissano mai definitivamente, ma oscillano tra rivelazione e occultamento, tra presenza e latenza. Il corpo del danzatore non produce immagini, ma ne attiva l’emersione, aprendo squarci temporanei nella superficie del visibile.
La coreografia si sviluppa come un continuo movimento tra esposizione e sottrazione, tra rivelazione e perdita. Ciò che appare non coincide mai completamente con ciò che è mostrato: ogni immagine conserva la traccia di una separazione, di qualcosa che è stato lasciato indietro.
Che cosa serve dunque all’apparizione, all’evento apparente? Che cosa serve subito prima che l’apparente si richiuda nella sua sembianza che presumiamo stabile o speriamo definitiva? (Georges Didi-Huberman, La conoscenza accidentale)
Le immagini si aprono e si chiudono come i nostri corpi che le guardano. Come le nostre palpebre quando strizziamo gli occhi per vedere meglio. (Georges Didi-Huberman, L’immagine aperta)
My Idea of You è uno studio sull’esposizione.
Non sull’atto di mostrare, ma sulle condizioni che rendono possibile l’apparizione di un’immagine.
Come una ferita, le immagini si aprono e si richiudono. Emergono per un istante, si lasciano attraversare dal corpo e tornano a scomparire. La ricerca indaga quel momento fragile che precede la stabilizzazione dello sguardo: l’istante in cui qualcosa appare senza essere ancora definito.
Lo spazio scenico diviene così un panorama interiore in cui le figure non si fissano mai definitivamente, ma oscillano tra rivelazione e occultamento, tra presenza e latenza. Il corpo del danzatore non produce immagini, ma ne attiva l’emersione, aprendo squarci temporanei nella superficie del visibile.
La coreografia si sviluppa come un continuo movimento tra esposizione e sottrazione, tra rivelazione e perdita. Ciò che appare non coincide mai completamente con ciò che è mostrato: ogni immagine conserva la traccia di una separazione, di qualcosa che è stato lasciato indietro.